giovedì 26 luglio 2018

La nostra idea di psicoanalisi.
Scuola Cura di Sé

Il principio cardine è nel metodo dell’ascolto incondizionato. Consiste nell’aprire uno spazio in cui sia possibile sentirsi accolti e ascoltati, in una relazione in cui si sospende, per quanto possibile, preconcetti, pregiudizi e aspettative. Freud (1912) in proposito: «Questa tecnica ... consiste semplicemente nel non voler prender nota di nulla in particolare e nel porgere a tutto ciò che ci capita di ascoltare la medesima “attenzione fluttuante”... la riuscita migliore si ha per contro nei casi in cui si procede senza intenzione alcuna, lasciandosi sorprendere ad ogni svolta, affrontando ciò che accade via via con mente sgombra e senza preconcetti».
Più di mezzo secolo più tardi si affermò la versione bioniana (1970) di questo metodo secondo cui l’analista deve “stabilire la libertà da memoria, desiderio e comprensione come una disciplina permanente, durevole e continua”.
Gli altri due capisaldi della nostra pratica analitica sono l’analisi del transfert e delle resistenze. Ancora Freud a Groddeck nel 1917 “chi riconosce che il transfert e la resistenza sono la chiave di volta del trattamento appartiene ormai, senza rimedio, alla schiera dannata”.
Il tentativo di prestare un ascolto incondizionato non consiste nella missione impossibile di soggiornare in un vuoto mentale sgombro da qualsiasi preconcezione ma nel tentativo di sospendere, almeno parzialmente e temporaneamente, l’adesione a qualsiasi presupposto teorico-tecnico troppo rigido. Ad esempio che l’analista debba solo interpretare, o non debba mai utilizzare il contatto corporeo, o debba necessariamente formarsi con un’analisi di cinque sedute la settimana, ecc.
E’ essenziale che la disciplina analitica porti a non affezionarsi troppo a certe teorie e tecniche che, se non contestualizzate e regolate sul bisogno dell’analizzante, si irrigidiscono – diventano stereotipate e dogmatiche – e allontanano dalla capacità di lasciarsi “sorprendere ad ogni svolta, affrontando ciò che accade via via con mente sgombra”.
E’ una capacità che si forma con un’adeguata analisi personale e di supervisione, ma soprattutto attraverso la disponibilità a mettersi continuamente in gioco in un dialogo continuo con l’analizzante, con i colleghi e con chiunque possa aiutarci ad evidenziare le nostre inevitabili macchie cieche.
E, se il metodo proposto da Freud ha una qualità fondativa, purtroppo spesso – a cominciare dallo stesso Freud – l’auspicato ascolto incondizionato si è mostrato di fatto essere altamente condizionato da presupposti di vario tipo, nel caso di Freud di tipo naturalistico-positivistico, che hanno finito per imporre il loro dominio.
La nostra formazione privilegia un approccio euristico in cui analizzante e analista “operano assieme per apprendere, scoprire e comprendere quanto più possibile” (Peterfreund, 1983) e un approccio integrativo per valorizzare la fertilizzazione incrociata tra le discipline. Un analista euristico e integrativo benché faccia riferimento a mappe che permettano di orientarsi nel campo analitico, cerca di coltivare in modo permanente la consapevolezza che il processo mantiene un’irriducibile unicità legata alle circostanze di vita, alle risorse e alle peculiari qualità sia dell’analizzante sia dell’analista. “Chi vuole mantenere una versione pura della psicoanalisi è libero di farlo; ma altri tra noi debbono seguire il soffio dello spirito e vedere cosa accade” (Eigen, 1999).

Seguire il soffio dello spirito significa, per noi, affidarsi al processo della cura e dell’esistenza, alla loro logica intrinseca, quel logos che già Eraclito aveva mostrato essere il fondamento, la matrice e l’esito di tutti i conflitti che animano il mondo della manifestazione. Si recuperano così le radici greche e sciamaniche della cura dell’anima e tutto il lavoro di ordine simbolico, immaginale e transpersonale.

1 commento:

  1. Leggere l'idea di psicanalisi di Luca Panseri è molto interessante e stimolante,ma vederla messa in pratica,lo è di più.La mancanza di ascolto insieme alla mancanza di accoglienza,rappresentano,in alcuni casi Delle forti cause attivanti di memorie implicite legate a vissuti o " non vissuti" del passato, e trovarsi in uno spazio in cui l'ascolto incondizionato e l'accoglienza sono elementi fondanti della relazione, equivale a creare le basi affinché il paziente possa rivivere o vivere per la prima volta le proprie esperienze in maniera inattesa e meravigliosamente trasformativa.Si'...lasciarsi sorprendere da ogni svolta...e celebrare ogni piccolissimo passo in avanti con entusiasmo,gioia e grande considerazione, abbracciare,amare ogni piccolo o grande passo indietro con altrettanta,se non maggiore attenzione e cura. L'unicita'del processo sottolinea un elemento di cui sempre piu spesso ci si dimentica e cioe' che ogni essere umano, prima di diventare un uomo sociale è un individuo come tale con proprie caratteristiche peculiari, irripetibili e irriproducibili....una relazione di cura che parte da questi presupposti e che si affida al processo,non può che essere diversa a seconda dei soggetti coinvolti.Mi piace parlare di un'analisi di questo tipo come di una penna che scrive a quattro mani la storia di una vita, rileggendola più volte prima di andare avanti per evitare di commettere errori o per tentare di correggere quelli commessi in buona fede.La forza,il coraggio,la passione,il desiderio,insiti in ciascun essere umano,ma spesso assopiti e costretti in spazi angusti in cui gli è preclusa ogni possibilità di movimento, vengono, grazie alla cura umana,sollecitati,risvegliati e riportati alla luce ed è il trionfo dell'energia che si esprime in molteplici forme, demolisce barriere,crea canali nei quali impara a fluire con sempre maggiore autonomia e libertà! La fede nell'esistenza si fortifica e con disinvoltura ci si affida ...al soffio dello spirito...curiosi ...di vedere cosa accade!
    La voce di un'esperienza
    Alisa

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